Un curriculum diverso

Diciamocelo, è un periodo di merda.

La crisi, la crisi, la crisi: perdere il posto è facile, trovarne un’altro è un’impresa: non resta che compilare e spedire ovunque una massa di curricula che nemmeno l’autore delle e-mail “enlarge your penis” si sognerebbe di mandare.

In un curriculum le referenze contano, ma anche la foto ha la sua importanza. Solitamente la foto in allegato è la classica becera fototessera “da questura” (senza offesa per la questura): di solito vi è raffigurato un ectoplasma in evidente stato confusionale da coma etilico che somiglia solo leggermente a noi. Nel migliore dei casi.

La tipica foto da questura.

Ora, la scrivania dell’addetto alle risorse umane di turno è totalmente invasa di questi allegri ectoplasmi: chili, quintali, tonnellate di fascicoli tutti uguali in cui l’unica cosa a spiccare (credete che qualcuno legga davvero le referenze?) è il livello alcolemico apparente dei candidati.

A questo punto sostituire la foto “da questura” con un ritratto decente, guardabile, colorata può aiutare ad essere scelti?

Una foto come Dio comanda, finalmente.

Tra i due chi scegliereste? Il tipo strano con gli occhiali rimasto sul banco del pesce per più di tre giorni o la tizia col maglione rosso dall’aria intelligente? Bravi, avete appena scartato un multimiliardario dell’informatica (giuro, è Bill Gates) per una persona qualunque solo perchè ha una foto più carina.

Dopo questo corso drastico sulla potenza dell’immagine nel ventunesimo secolo, entriamo un pò nei dettagli. La ragazza è una mia cara amica a cui serviva per l’appunto una foto da curriculum. Appeso un telo bianco in garage, prese un paio di luci e via: ombrello bianco sulla destra, flash su slitta puntato a sinistra: semplice, veloce, elementare, dannatamente efficace.  La sessione è continuata con qualche cambio di vestito e altri scatti per il gusto di fare, finiti ovviamente su Facebook (altro posto importante dove mettere foto decenti, tra l’altro!).

La ragazza è stata presa in prova poco dopo da una grossa azienda di import/export, quindi si può dire missione conclusa.

La morale della favola è che anche se per una fotina di appiccicare sul curriculum può valere la pena di affidarsi ad un fotografo serio (magari il sottoscritto :P), che sicuramente chiederà qualcosa di più dello scatolotto automatico della stazione, ma che potrebbe dare chances serie di ottenere l’obiettivo prefisso: si chiama marketing, dicono funzioni per davvero!

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