Sigma 70-200/2.8 HSM: test sul campo

Ho comprato il Sigma 70-200/2.8 saltando al volo su un’offerta allettante del divino Newoldcamera: la necessità si era fatta pressante con il proseguire della stagione di Rugby e la mancanza di un obiettivo luminoso lungo per i concerti dopo la vendita del 50/1.8. Il precedente teleobiettivo era il “solito”  Tamron 70-300, che nonostante la gradevole resa di  colori e sfocato non si poteva considerare affidabile, specie nella stagione invernale:  f/5.6  a 300mm e pretendere di congelare soggetti veloci come rugbisty dritti alla meta è fisicamente impossibile.  Il Sigma sacrifica un pò di estensione focale, ma guadagna in tutto.  Le impressioni di questa recensione vengono da quattro mesi di uso pressochè costante durante eventi sportivi e concerti.

Ecco il bestione: scusate la foto fatta con la compattina ;)

Il Sigma 70-200 ha un diaframma costante f/2.8, un diametro filtri da 77mm, non si estende nè in zoomata, nè durante la messa a fuoco. Non possiede stabilizzatore (incluso in una nuova versione annunciata ma non ancora disponibile sul mercato).

Il motore AF incorporato è ultrasonico: per chi fosse a digiuno di tecnicismi il motore ad ultrasuoni introdotto e migliorato da Canon (e poi adottato da quasi tutti i costruttori) è completamente diverso dal tradizionale motore elettrico: un anello collegato direttamente al gruppo ottico da muovere viene fatto vibrare ad alta frequenza, costringendolo a muoversi in una data direzione; il concetto (estremamente perfezionato) del cellulare appoggiato sul tavolo che vibrando durante una chiamata comincia ad andarsene in giro per conto suo.

Essendo incorporato nell’ottica è potenziato apposta per esso (invece di dover dipendere dal motore incorporato nella macchina, che con obiettivi piccoli si muove, ma con cannoni simili perde smalto) e non avendo una lunga catena di ingranaggi che riduce e trasmette la potenza non vi sono inerzie e imprecisioni. Infine la silenziosità pressochè totale (un lieve fruscìo).

In condizioni di luce più proibitive l'autofocus è pronto, reattivo e preciso e la mancanza dello stabilizzatore non si fa sentire troppo anche con tempi un pò lunghi.

Il Sigma è un grosso e tozzo pezzo di metallo e vetro, pesante e massiccio: e la cosa ci piace. Per rendere l’idea, è  leggermente più pesante del classico “biancone” Canon, pur essendo più corto e privo di stabilizzatore. Il peso affatica, ma non è eccessivo e sono convinto aiuti in maniera decisiva nell’evitare il mosso. La fattura è ottima, a prova di bomba, con tolleranze strette e buoni materiali.  La tipica verniciatura “felpata” dei Sigma di gamma alta è piacevole alla vista e al tatto: molti utenti riportano problemi di spellatura, ma per ora la mia tiene dopo mesi di uso e abuso.
Menzione d’onore per il collare per il montaggio su mono/treppiedi, facile e comdo da usare e togliere: ruotando una manopola sul lato di un quarto di giro si libera la rotazione, tirando verso l’esterno la stessa manopola l’anello si apre e permette lo smontaggio dell’anello dall’obiettivo lasciandolo innestato al corpo (impara Canon, impara). In più lo stesso anello è comune a molti tele e macro dell’azienda, permettendo in teoria di montare al volo un secondo obiettivo allo stesso anello che rimane invece sempre agganciato al treppiedi. Gli anelli di zoom e messa a fuoco sono rispettivamente: perfetto e troppo morbido; sono anche gli unici punti dell’obiettivo ricoperti da gomma e plastica invece di metallo verniciato.

Anche nello sport l'AF dà il meglio di sè: lo sfocato è piacevole, e i colori caldi ma realistici.

L’assenza dello stabilizzatore può essere un problema per molti: dal mio punto di vista non è necessario, dato che nel caso di soggetti in movimento è di scarsa utilità, e d’altra parte contribuisce ad abbassare i costi senza dover “limare” su materiali e ottica. Personalmente ho la sensazione che il peso dell’ottica aiuti a scattare anche con tempi relativamente lunghi.

Definirei il 70-200 un’obiettivo da reporter: robusto, pratico e dalla messa a fuoco impeccabile, sacrifica qualcosa sul lato della qualità d’immagine (che pure è davvero buona) e sulla distanza di messa a fuoco.

E’ l’AF a valere il prezzo del biglietto: veloce, senza tentennamenti nemmeno al buio, sempre affidabile…libera la mente del fotografo da una variabile, lasciando più tempo per dedicarsi a cose più importanti.  Purtroppo la messa a fuoco minima a 1.80m  è deludente (ma le nuove versioni mettono a fuoco più vicino). L’apertura massima è leggermente più morbida di quello che si vorrebbe da un’obiettivo come questo, ma già da f/4 diventa un campione di nitidezza, che permette crop da brivido. Non che a 2.8 sia inguardabile, ma consiglierei di usarla solo in casi di scarsa luce, lasciando ad f/4 durante in condizioni diurne. Lo sfocato è ottimo, mi sembra che la resa dei colori sia leggermente tendente al giallo.

Insomma, se potete vivere senza stabilizzatore (suggerimento: potete) e con una leggera morbidezza a 2.8 il Sigma è una lente eccezionale, con pochi difetti giustificati dal prezzo e da un concetto di progettazione chiaro: massima praticità a discapito delle finezze.

25/05/2010Posted in: Blog, Recensioni Tags: , , , , ,
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